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ROMA - La Chiesa cattolica chiede il rispetto della libertà
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ROMA - La Chiesa cattolica chiede il rispetto della libertà religiosa

Intervista al Direttore editoriale di "Mondo e Missione", Gerolamo Fazzini di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 29 aprile 2008 (ZENIT.org).
- Il numero di aprile di “Mondo e Missione”, il mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) dedica un servizio speciale di 16 pagine al tema della libertà religiosa, intitolato “Diritto di credere, diritto di vivere. La libertà religiosa sfida la politica”.
Utilizzando i dati forniti delle Nazioni Unite e dal Dipartimento di Stato americano, la rivista del PIME ha stilato una “Classifica sulla libertà religiosa negata”.
Iran, Arabia Saudita, Afghanistan e Pakistan, sono i 4 Paesi musulmani in testa alla poco onorevole classifica degli Stati nemici della libertà religiosa nel mondo.
Tra gli altri 10 Paesi più contrari alla libertà religiosa spiccano – oltre ad altri Stati a maggioranza islamica, come Bangladesh, Egitto, Turchia e Nigeria – una serie di Stati a guida comunista o socialista come Cina, Laos, Myanmar e Corea del Nord.
Per meglio comprendere i criteri e le ragioni che stanno alla base dello studio condotto da “Mondo e Missione”, ZENIT ha intervistato il Direttore editoriale, Gerolamo Fazzini, che è anche Coordinatore della FESMI (Federazione stampa missionaria italiana).

Qual è la situazione dei cristiani nei Paesi dove sono maggiori le violazioni alla libertà religiosa?

Fazzini:
Difficile riassumere in poche parole una situazione complessa. Sinteticamente possiamo parlare, per quanto concerne i Paesi musulmani (Iran, Arabia Saudita, Afghanistan e Pakistan), di una condizione che oscilla fra l’esplicita persecuzione, a livello pratico, e la pesante discriminazione, sancita dalla legge.
I Paesi socialisti e comunisti (Cina, Corea del Nord, Myanmar e Laos), dal canto loro, in comune hanno normative assai rigide, che considerano la libertà di esprimere la propria fede pubblicamente come una concessione dello Stato e non come un diritto originario della persona.
Aggiungo che i cristiani sono vittime di un ostracismo culturale, legato a filo doppio alle vicende politiche (la guerra in Iraq e il conflitto israelo-palestinese): in molti contesti islamici, infatti, essi sono considerati strumentalmente dalle autorità nemici dell’islam in quanto “occidentali” o “crociati”; generalmente - invece - tra la gente comune i rapporti sono di tutt’altro segno.
Nel caso della Cina resiste, purtroppo, un pregiudizio anti-cristiano che considera il Vangelo una sorta di “prodotto di importazione” arrivato dall’Occidente non più di 400 anni fa (con Matteo Ricci), mentre è risaputo che la presenza di missionari cristiani in Cina è attestata fin dall’VIII secolo d.C.

In che modo le istituzioni internazionali ed il mondo che condivide e difende i diritti umani così come presentati dalla Dichiarazione universale del 1948 possono intervenire per difendere persone, famiglie e popoli i cui diritti sono violati, anche in ambito religioso?


Fazzini: Le istituzioni internazionali da tempo hanno cominciato a interessarsi di libertà religiosa, ma occorre che lo facciano con maggior convinzione e in maniera più sistematica, a partire dal presupposto che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale.

Attualmente esiste un “incaricato speciale” Onu che ha il compito di segnalare ai rispettivi governi le violazioni dei diritti in materia di fede che vengono compiute in un Paese determinato.

A mio parere un’evoluzione possibile di quest’azione potrebbe essere l’adozione di sanzioni economiche o di provvedimenti significativi di altro genere contro i Paesi che si macchiano di reati pesanti in questo campo.

Se ci si limita a deplorare, auspicando futuri cambiamenti di regimi tutt’altro che liberali, temo che il tempo non giocherà a favore di quanti hanno a cuore i diritti globali della persona.

La visita negli USA di Benedetto XVI è stata definita storica. Quali sono, secondo lei, i risultati dal punto di vista della difesa dei diritti umani e della libertà religiosa?

Fazzini: Dalla tribuna politica più prestigiosa del mondo, il Papa ha riaffermato un messaggio chiaro e inequivocabile: la libertà religiosa fa parte a pieno titolo dei diritti umani fondamentali e va garantita perché si possa parlare di vera civiltà.

“È inconcepibile, ha spiegato Benedetto XVI, che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti”.

Ancora: il Papa rivendica con forza il ruolo sociale dei credenti, a beneficio dell’intera società: “Non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale”.

Cosa può fare la Chiesa di più e meglio su questo fronte?

Fazzini:
A mio avviso c’è ancora molto da lavorare perché sia chiaro a tutti i credenti che difendere la libertà religiosa è una battaglia culturale e non una rivendicazione confessionale. Cito ancora il Papa: “Il diritto di libertà religiosa (va) compreso come espressione di una dimensione che è al tempo stesso individuale e comunitaria, una visione che manifesta l’unità della persona, pur distinguendo chiaramente fra la dimensione di cittadino e quella di credente”.

Una filosofa americana laica, Matha Nussbaum, in una recentissima intervista all’insospettabile “Repubblica”, dice: “Limitare l’espressione religiosa equivale ad uno stupro dell’anima. Perché dico questo? Perché legittimo e doveroso prendersi cura dei cristiani perseguitati, ma non basta”.

Lo ricordava anche il presidente uscente di “Aiuto alla Chiesa che soffre” in una recente intervista proprio a “Mondo e Missione”. “Quanto più saremo capaci di farci carico della situazione globale dei credenti cui è negato il diritto a esprimere la loro fede, tanto più saremo credibili nella nostra richiesta di aiuto ai cattolici cinesi, ai cristiani d’Iraq e via dicendo”.

Sogno una campagna di sensibilizzazione promossa da cristiani delle varie denominazioni in difesa delle minoranze islamiche discriminate dai regimi musulmani al potere, come accade in vari Paesi.

Lei coordina la Federazione stampa missionaria italiana (Fesmi), che raduna una quarantina di testate. Ritiene che i missionari stiano facendo la loro parte su questo specifico tema?

Fazzini: Se ci sono testate attente alla questione della libertà religiosa queste sono le riviste e le agenzie legate a istituti missionari (penso ad Asia News del Pime, che fa un lavoro egregio su questo versante).

Ma non esiterei ad affermare che si tratta di un impegno che andrebbe ulteriormente rafforzato ed esplicitato. Se, cioè, le varie realtà missionarie provassero a unirsi per lanciare un messaggio forte su questo tema, come è accaduto in vari altri momenti per denunciare le storture della globalizzazione, il debito estero ecc, tale presa di posizione avrebbe un effetto molto maggiore di quanto non accada oggi.

Per farlo, però, occorre vincere un residuo di pregiudizio, che vuole il tema della libertà religiosa come qualcosa di vetusto o, peggio, connotato ideologicamente. Non è affatto così. Una volta di più Benedetto XVI ce lo ha ricordato.

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